Sono felice di scrivere di uno dei romanzi che preferisco, anche se probabilmente è già stato detto tutto a riguardo.
Per chi non ne sapesse nulla, On the Road è il romanzo più famoso dello scrittore americano Jack Karouac ed è considerato il manifesto in prosa della Beat Generation.
E che cos’è la Beat Generation? È un movimento letterario giovanile che ha avuto il suo apice negli anni ’50 del Novecento in America e che faceva capo ad un gruppo di ragazzi ribelli e intelligenti, insofferenti nei confronti della società del tempo e dello stile di vita predominante nel mondo occidentale, animati da una voglia di vivere incontenibile e dal desiderio di sperimentare nuove strade, anche attraverso droghe, sessualità libera e filosofie orientali. Tra le altre cose, sono considerati anche i padri della controcultura americana.
Ebbene, On the Road è il romanzo che meglio incarna il loro spirito – diventato subito un libro culto per migliaia di giovani (per fare un nome a caso, Johnny Depp). È semi-autobiografico e racconta i viaggi attraverso il paese, on the road e con pochi soldi, che l’autore ha fatto negli anni dell’università con gli altri beatnik.
L’ambientazione è l’America degli anni Cinquanta, tra lunghe autostrade che attraversano il paese, locali fumosi, musica jazz, ragazze dolci trascinate nel vortice della trasgressione e bisogno di libertà.
I personaggi principali sono tutti realmente esistiti. Kerouac cambia loro solo i nomi, trasformando Allen Ginsbergh in Carlo Marx, William Burroughs in Old Bull Lee e LuAnne Henderson in Marylou. Ovviamente lo stesso discorso vale per i protagonisti: Sal Paradise è l’alterego dell’autore e Dean Moriarty è quello di Neal Cassidy.
Va bene, va bene, uno dei due protagonisti è l’autore, ma chi è l’altro? Neal Cassidy è stato una sorta di musa al maschile per la Beat-generation. Uno spirito libero appena uscito dal riformatorio, con una voglia di vivere incontenibile e energie illimitate, che non perde tempo a pensare ma agisce, agisce e vive. Era l’incarnazione di tutto quello in cui i beatnik credevano e conoscerlo fu come una rivelazione per molti di loro.
Sarà lui a trascinare Sal/Jack in quattro viaggi attraverso il paese e a fornirgli materiale per il suo romanzo. Un romanzo dalla trama intensa e trascinante, anche se caotica, che sa affascinare i lettori.
Lo stile è uguale allo spirito dell’opera: libero e sperimentale, con una scrittura affine al nostro modo di parlare e di pensare; ma anche energico e dirompente, incalzante.
Come dev’essere letto? Come il grido di una generazione e, allo stesso tempo, dei giovani di ogni tempo. La sua grandezza risiede in questo: nel dare una voce ad ogni ragazzo o ragazza che non trova il proprio posto nel mondo e che non si accontenta di vivere lungo binari precostruiti, ma che ha bisogno di sperimentare nuove strade e di vivere davvero, di toccare il mondo con mano e di vederlo con i propri occhi. Un monumento al bisogno di buttarsi nella vita a capofitto che, ovviamente, non può non far venire voglia di partire.