Diario di un viandante

La bellezza è negli occhi di chi legge

Tag: esistenzialismo

La letteratura e la vita 7: Intermezzo

Allora, eccoci di nuovo qua. Il progetto “La letteratura e la vita” ha saltato due settimane ma ora è tornato ed è pronto a volgere verso la conclusione. Lo so, lo so, vi devo delle spiegazioni. Come mai questa latitanza? Il fatto è che, nonostante avessi pianificato tutta la serie di articoli dall’inizio alla fine, ad un tratto alcuni dei testi che avevo scelto non mi soddisfacevano più. Così ho preferito prendermi un po’ di tempo per cercare testi migliori. Li ho trovati? Non proprio. E allora perché sono qui? Perché non mi piaceva l’idea di far passare troppo tempo senza darvi notizie. E anche perché avevo alcune cose da dire prima di addentrarmi nella sezione conclusiva del progetto.

Il problema che abbiamo affrontato finora – quello del senso della vita – secondo me ha due facce. Una è quella filosofica, che consiste in una riflessione razionale sul valore della vita,  sulla sua mancanza di scopo, sulle implicazioni di questo e sulle possibili soluzioni. L’altra è quella psicologica. Ora, premesso che né la filosofia né la psicologia sono i miei settori e che, quindi, parlo solo per esperienza personale, che cosa voglio dire quando mi riferisco alla faccia psicologica del problema? In realtà è piuttosto semplice: la consapevolezza del fatto che la vita sia priva di senso e che quando moriremo sarà come se non fossimo mai esistiti non è una consapevolezza leggera con cui fare i conti (anche Nietzsche parlava del peso psicologico della morte di Dio). Provoca tutta una serie di conseguenze, come smarrimento, confusione, inquietudine e tristezza (va bene, va bene, scritto così sembra il foglio illustrativo di un medicinale – sintomatologia della morte di Dio. Attenzione, potrebbe causare effetti collaterali – ma mi divertiva).
È uno stato d’animo che si avvicina al mal di vivere di Montale, allo spleen di Baudelaire e al tedio di Leopardi e su cui la letteratura ci ha lasciato numerose pagine. A volte con il nome di angoscia, altre con quello di disagio, sempre seguiti dalla parolina “esistenziale” che ci ricorda che hanno a che fare con il senso della vita e con la condizione umana. Io, per quanto mi riguarda, l’ho sempre chiamato “crisi”.
Ordunque, qual’è il punto, miei cari bucanieri? Il punto è che, se le cose stanno così, risolvere il problema del senso della vita non significa soltanto cercare quel cavillo teorico che salva l’esistenza dalla sua vanità, ma anche una soluzione pratica che faccia sparire questo stato d’animo e ci faccia pensare “Ecco, sono soddisfatto della mia vita – non sto vivendo invano”. In altre parole, da qui in avanti la strada della ragione si intreccia con quella del cuore e una qualsiasi risposta deve essere approvata da entrambe le facoltà. L’obiettivo non sarà più la verità, ma l’efficacia: due concetti che appartengono a due piani diversi.
Va da sé che se il problema è anche psicologico, allora la soluzione non potrà che essere soggettiva. Quello che funziona per me, potrebbe non funzionare per te e viceversa. Mi vengono in mente le parole che Woody Allen fa pronunciare a Gertrude Stein in Midnight in Paris: “Compito dell’artista non è soccombere alla disperazione, ma trovare un antidoto per la futilità dell’esistenza”. E io direi che questo potrebbe essere il compito di ogni uomo. Certo, un artista ha una responsabilità diversa: non deve trovare un rimedio solo per se stesso ma anche per gli altri. Eppure anche noi persone normali non siamo esonerati dal farlo.

Quindi: come andrà avanti il progetto d’ora in poi? Ogni articolo proporrà una possibile soluzione – tratta da quelle che ho conosciuto in prima persona e che hanno funzionato per me. Saranno due o tre, adesso deciderò. Dopodiché il progetto sarà finito. Ma, siccome stiamo parlando di un problema sempre suscettibile di revisioni, messe in discussione, dubbi, ritrattazioni e scoperte, il progetto in un certo senso resterà aperto: qualora dovessi trovare nuove soluzioni o accorgermi che una di quelle proposte non funziona come pensavo, usciranno nuovi articoli. E va be’, ovviamente nel frattempo riprenderanno/continueranno le rubriche normali. Ça va sans dire.


La letteratura e la vita 1, qui.
La letteratura e la vita 2, qui.
La letteratura e la vita 3, qui.
La letteratura e la vita 4, qui.
La letteratura e la vita 5, qui.
La letteratura e la vita 6, qui.

La letteratura e la vita 1: Percy Bysshe Shelley e il tempo

Ozymandias – Percy Bysshe Shelley

Incontrai un viaggiatore proveniente da un’antica terra
Che disse: “Due gambe di pietra immense e stroncate
Si ergono nel deserto. Vicino ad esse, sulla sabbia
Giace un volto mezzo sprofondato e distrutto, il cui cipiglio
E le labbra raggrinzite e il ghigno di fredda autorità
Rivelano che il suo scultore comprendeva bene quelle passioni,
Che ancora sopravvivono, stampate su queste pietre senza vita,
Alla mano che le imitò e al cuore che le alimentò.
E sul piedistallo appaiono queste parole:
“Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re:
Guardate le mie opere, voi potenti, e disperate!”
Nient’altro rimane. Intorno alle rovine
Di quel rudere colossale, sterminate e spoglie
Le sabbie solitarie e piatte si estendono a perdita d’occhio.”

Ufficialmente questo esperimento che ho intitolato “La letteratura e la vita” è iniziato la settimana scorsa, ma il primo  articolo serviva solo a presentare il progetto. È con questo che faremo il primo passo del nostro viaggio. Perciò sedetevi qui vicino a me, ordinate qualcosa da bere e diamo inizio alla chiacchierata. Come al solito non preoccupatevi, non vi prenderà più di dieci minuti.

La poesia che avete letto è Ozymandias di Percy Bysshe Shelley, uno dei più importanti poeti romantici inglesi. Dicono che la poesia parli per immagini e infatti noi, al suo interno, troviamo alcune tra le immagini più iconiche del romanticismo: un viandante, che ritorna spesso nell’immaginario di chi si immerge in profondità alla ricerca di risposte su se stesso e sulla vita; e le rovine, circondate dalla sabbia, simbolo tangibile dello scorrere del tempo che distrugge ogni cosa.
Ed è proprio di questo che volevo parlarvi: del tempo. Ozymandias era un grande sovrano, un Re dei Re, e verosimilmente deve aver compiuto imprese maestose in vita. Eppure di lui resta solo una statua mezza crollata che sta venendo lentamente erosa dal vento e sommersa dalla sabbia, come è rimasto sommerso dalla sabbia anche il suo immenso impero. Con il tempo ogni cosa viene cancellata: gli uomini muoiono, gli imperi finiscono, le razze si estinguono e prima o poi, per dirlo con le parole di Ungaretti, “Anche il cielo stellato finirà”.
Ma voi sapete chi era Ozymandias? Perché, sì, è realmente esistito. Era il faraone Ramesse II, uno dei più potenti sovrani d’Egitto. Il suo nome non vi dice niente? Neanche a me. Nessuno dispera più guardando le sue opere. È anche questo che ci ricorda Shelley, che di ogni cosa, per quanto grande possa essere stata, si perderà anche il ricordo.
L’istinto di sopravvivenza nell’uomo è così forte da spingerci a desiderare la gloria perché, in fin dei conti, è la cosa più vicina all’immortalità a cui possiamo ambire. Ma l’uomo non può vivere in eterno e neanche la sua memoria. È destinata a perdersi, come si è persa quella di Ozymandias. Perfino l’arte e la letteratura che ci sono sempre sembrate eterne in realtà non lo sono: i quadri sbiadiscono, le statue crollano e i libri vengono perduti.

Va bene dai, per oggi fermiamoci qui che inizio a sentirmi il profeta dell’apocalisse. Vi è sembrato breve? Non vi preoccupate, il ragionamento riprenderà esattamente da dove lo abbiamo lasciato la settimana prossima.
Intanto colgo l’occasione per una comunicazione: da oggi è disponibile sul sito la possibilità di “seguire” il blog. Cosa vuol dire? Vuol dire che potete entrare a far parte della cerchia dei lettori fissi di diariodiunviandante.it. Il vantaggio per voi è che sarete aggiornati automaticamente via e-mail ogni volta che uscirà un nuovo articolo, quello per me è che potrò facilmente tenere il conto di quanti dei miei follower sono a tutti gli effetti attivi sul blog. Non male, no? Tra l’altro in questo modo posso aggiornare anche i lettori che non mi seguono sui social! Come potete fare per seguirmi? È semplice: andate nella pagina “Contatti”, inserite il vostro indirizzo e-mail nell’apposito spazio e cliccate il pulsante segui. A questo punto vi sarà inviata un’e-mail di conferma: dovrete aprirla, cliccare su “Conferma Segui” e il gioco è fatto.
Per sdrammatizzare vi saluto con una curiosità: Ozymandias è un personaggio molto citato in letteratura. Fra i lavori in cui compare ce ne sono due che mi mandano in estasi ogni volta che li leggo: Fight Club di Chuck Palahaniuk e Watchmen di Alan Moore. Se non li avete mai letti, andate a recuperarli.

P.S. La traduzione del testo l’ho fatta io, che non sono un traduttore. Se volete confrontarla con l’originale o con un’altra traduzione italiana, vi basta andare su Wikipedia.


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La letteratura e la vita 0: Cosa sarà?

Vi siete mai chiesti quale sia il senso della vita? E vi siete mai ritrovati a non sapere dove sbattere la testa per capirlo? O, addirittura, a non sapere quale direzione dare alla vostra vita perché ogni cosa vi sembra priva di valore?
Bene, io non ho la soluzione per voi. E lasciamo da parte queste strategie di comunicazione e di marketing che rischiano di farmi perdere di vista quella che invece è la cosa più importante quando si scrive: la sincerità.
A me, però, è capitato di pormi queste domande. Durante gli ultimi anni del liceo erano per me un chiodo fisso. Sentivo che non sarei riuscito a vivere una vita normale e nemmeno a scegliere quale strada prendere all’università, se prima non avessi trovato le risposte. Alla fine, però, ce l’ho fatta. E col senno di poi penso di poter dire di essere uscito dall’adolescenza con ancora un briciolo di sanità mentale.

Ora, le cose sono due: o sono l’unico ad essermi posto certo problemi e, probabilmente, così tanto sano di mente almeno in passato non lo sono stato; o c’è qualcun altro nel mondo che si è trovato e magari si trova tuttora nella stessa situazione. E a me piace pensare che sia vera la seconda.
Per questo ho sempre voluto raccontare quello che ho imparato sull’argomento. Spero, forse con un po’ di presunzione, che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno che si sta ponendo le stesse domande che mi sono posto io. Se dovessi riuscire ad aiutarlo a fare anche solo un piccolo passo avanti nella sua ricerca personale, ne sarei felice.
Qui vorrei fare subito una premessa: parlo di “un passo avanti” non a caso. Non ho la presunzione di avere le risposte alle domande di nessuno perché ogni persona è diversa dalle altre e, quindi, quello che ha funzionato per me potrebbe non funzionare per voi. Quello che posso fare è condividere delle riflessioni e, nella migliore delle ipotesi, far scattare qualche rotella nella vostra testa, aiutandovi così a trovare le vostre risposte. Tentar non nuoce, no?

Questo ci porta al mio progetto: il “Diario di un Viandante” è un blog che parla di letteratura e, nonostante il nome, al momento la mia esperienza personale non fa parte degli argomenti trattati. E quindi, cosa ho in mente di fare? Semplice: vi racconterò cosa mi ha insegnato la letteratura sul senso della vita.
Il progetto che ho in mente è questo: sarà una serie di nove post (ne volevo fare sette, ma le cose non sono andate secondo i piani) ciascuno dei quali prenderà una poesia o un testo e svilupperà delle riflessioni sul senso della vita a partire da esso. I post si collegheranno fra loro, nel senso che quello che viene dopo svilupperà il ragionamento di quello uscito prima, perciò vi consiglio di leggerli in ordine. Ne uscirà uno ogni giovedì e saranno brevi, cinque-dieci minuti di lettura come al solito, quindi non spaventatevi. Inoltre, nel frattempo continueranno i post ordinari nella rubrica “Diario di lettura”, in modo che anche coloro ai quali dovesse non piacere questa idea possano trovare qualcosa di loro gradimento.

È un progetto a cui tengo molto, per questo vi chiederei, dopo ogni articolo, di mettere “mi piace” e di condividerlo sui social in modo che possa arrivare al più ampio numero di persone possibile. Come al solito ho bisogno di tutto il vostro aiuto per crescere. Ovviamente siete anche tutti invitati a farmi sapere cosa ne pensate: potete commentare qui sotto, inviarmi un e-mail all’indirizzo del blog che trovate nei contatti o scrivermi in direct su instagram. Non mangio nessuno, lo giuro!

Prima di concludere, volevo fare ancora alcune premesse. Prima di tutto, le poesie di cui parleremo possono essere considerate da molti punti di vista diversi. Noi, per i fini del nostro discorso, prenderemo in analisi solo alcuni aspetti, lasciandone invece fuori altri, anche molto importanti. In particolare gli aspetti puramente artistici-letterari saranno messi in secondo piano in favore di quelli più filosofici. Ma va bene, saranno trascurati solo per questo progetto e torneranno nei post successivi!
Secondo, le riflessioni che svilupperò saranno personali. Alcune volte saranno fedeli al testo, altre saranno più simili a voli pindarici. Perciò, se siete studenti del liceo e sperate di evitare di studiare leggendovi i post sul mio blog, mi dispiace dirvelo ma i vostri professori potrebbero non essere contenti.
Infine, non sono qui per mettermi a fare il predicatore o il guru del web. Siccome molto spesso chi esprime idee personali su un blog rischia di essere recepito come tale, ci tengo a precisarlo. Mi sto mettendo in gioco, ma nel momento in cui dovessi sentirmi una sorta di guru o accorgermi di venire recepito come tale, smetterò di farlo e tornerò ai vecchi articoli. Ma anche voi, aiutatemi: se strada facendo dovessi perdere quel poco di sana umiltà che non fa male a nessuno e diventare ridicolo, fermatemi!

Bene, la presentazione finisce qui. Spero che la mia idea vi piaccia! Fatemi sapere cosa ne pensate e fatelo in tanti, questa volta è fondamentale! Il primo articolo arriva giovedì prossimo.

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