Allora, allora, allora, lo scorso post e questo sono strettamente collegati! Quindi, dritti al dunque: dove eravamo rimasti? No, non spaventatevi, so che dei miei riassunti ne avete le scatole piene. A questo punto do per scontato che, se siete qui, avete letto i post precedenti. Altrimenti potete rimediare qui.

Tornando a noi: ci stavamo chiedendo quale fosse il senso della vita. E abbiamo scoperto che, anche se un giorno moriremo risolvendoci nel nulla, la vita non perde il suo valore.
Ma lo scopo? Qual’è lo scopo della vita? Perché esistiamo? Difficile da accettare, ma lo sappiamo già: la vita non ha uno scopo. Non esiste nessun dio che possa averla creata con un fine. E allora?
E allora qualcuno ha avuto un’intuizione. Uno a caso. Indovinate chi? Nietzsche, che ha capito che se la vita non ha uno scopo non è una cosa così brutta perché, in questo modo, l’uomo può essere libero di dargliene uno. “DARE UN SENSO – questo compito resta assolutamente da assolvere, posto che nessun senso vi sia già” (Frammenti postumi 1887-88).
Certo, un uomo potrà dare uno scopo solo alla sua vita e non all’esistenza dell’intero universo. È vero. Ma questo è un problema? Significherà solo che questo scopo sarà relativo, cioè valido soltanto per l’uomo che se lo è posto; non che non sarà valido affatto.

Ma perché bisogna dare uno scopo/un senso alla vita? Perché “una vita senza senso è la tortura / dell’inquietudine e del vano desiderio – / è una barca che anela al mare eppure lo teme”. Sono le parole che Edgar Lee Masters ha usato nella poesia George Gray.
Se non diamo un senso alle nostre vite, saremo perennemente schiacciati dal peso della loro inutilità e della vanità del tutto e vivere sarà per noi una tortura fatta d’inquietudine. Non solo: siamo esseri teleologici, la nostra natura è quella di desiderare, di darci degli obiettivi e di agire in vista di essi. Senza uno scopo, saremo tormentati dal “desiderio vano”, cioè da un desiderio che non sa dove rivolgersi ma che ha ugualmente bisogno di desiderare. A maggior ragione se consideriamo che, senza uno scopo, non sapremo che direzione dare alle nostre vite.
In molti lo hanno detto: la natura dell’uomo è quella di desiderare, di volere, di porsi sempre nuovi traguardi ogni volta che ne raggiunge uno. Il problema è che la maggior parte di questi hanno visto l’avere sempre un nuovo scopo come una tortura, perché fa sì che l’uomo non sia mai appagato. Ma si sono sbagliati, perché la vera tortura non è tanto avere sempre nuovi desideri, quanto non averne.

Ma bando alle ciance, voi volete la poesia! Vi accontenterò. Una poesia speciale, che raccoglie quello che abbiamo detto negli ultimi due post: il valore della vita e il bisogno di darle uno scopo. A voi:

Edgar Lee Masters – George Gray

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio-
è una barca che anela al mare eppure lo teme.


La letteratura e la vita 1, qui.
La letteratura e la vita 2, qui.
La letteratura e la vita 3, qui.
La letteratura e la vita 4, qui.
La letteratura e la vita 5, qui.