Allora, eccoci di nuovo qua. Il progetto “La letteratura e la vita” ha saltato due settimane ma ora è tornato ed è pronto a volgere verso la conclusione. Lo so, lo so, vi devo delle spiegazioni. Come mai questa latitanza? Il fatto è che, nonostante avessi pianificato tutta la serie di articoli dall’inizio alla fine, ad un tratto alcuni dei testi che avevo scelto non mi soddisfacevano più. Così ho preferito prendermi un po’ di tempo per cercare testi migliori. Li ho trovati? Non proprio. E allora perché sono qui? Perché non mi piaceva l’idea di far passare troppo tempo senza darvi notizie. E anche perché avevo alcune cose da dire prima di addentrarmi nella sezione conclusiva del progetto.

Il problema che abbiamo affrontato finora – quello del senso della vita – secondo me ha due facce. Una è quella filosofica, che consiste in una riflessione razionale sul valore della vita,  sulla sua mancanza di scopo, sulle implicazioni di questo e sulle possibili soluzioni. L’altra è quella psicologica. Ora, premesso che né la filosofia né la psicologia sono i miei settori e che, quindi, parlo solo per esperienza personale, che cosa voglio dire quando mi riferisco alla faccia psicologica del problema? In realtà è piuttosto semplice: la consapevolezza del fatto che la vita sia priva di senso e che quando moriremo sarà come se non fossimo mai esistiti non è una consapevolezza leggera con cui fare i conti (anche Nietzsche parlava del peso psicologico della morte di Dio). Provoca tutta una serie di conseguenze, come smarrimento, confusione, inquietudine e tristezza (va bene, va bene, scritto così sembra il foglio illustrativo di un medicinale – sintomatologia della morte di Dio. Attenzione, potrebbe causare effetti collaterali – ma mi divertiva).
È uno stato d’animo che si avvicina al mal di vivere di Montale, allo spleen di Baudelaire e al tedio di Leopardi e su cui la letteratura ci ha lasciato numerose pagine. A volte con il nome di angoscia, altre con quello di disagio, sempre seguiti dalla parolina “esistenziale” che ci ricorda che hanno a che fare con il senso della vita e con la condizione umana. Io, per quanto mi riguarda, l’ho sempre chiamato “crisi”.
Ordunque, qual’è il punto, miei cari bucanieri? Il punto è che, se le cose stanno così, risolvere il problema del senso della vita non significa soltanto cercare quel cavillo teorico che salva l’esistenza dalla sua vanità, ma anche una soluzione pratica che faccia sparire questo stato d’animo e ci faccia pensare “Ecco, sono soddisfatto della mia vita – non sto vivendo invano”. In altre parole, da qui in avanti la strada della ragione si intreccia con quella del cuore e una qualsiasi risposta deve essere approvata da entrambe le facoltà. L’obiettivo non sarà più la verità, ma l’efficacia: due concetti che appartengono a due piani diversi.
Va da sé che se il problema è anche psicologico, allora la soluzione non potrà che essere soggettiva. Quello che funziona per me, potrebbe non funzionare per te e viceversa. Mi vengono in mente le parole che Woody Allen fa pronunciare a Gertrude Stein in Midnight in Paris: “Compito dell’artista non è soccombere alla disperazione, ma trovare un antidoto per la futilità dell’esistenza”. E io direi che questo potrebbe essere il compito di ogni uomo. Certo, un artista ha una responsabilità diversa: non deve trovare un rimedio solo per se stesso ma anche per gli altri. Eppure anche noi persone normali non siamo esonerati dal farlo.

Quindi: come andrà avanti il progetto d’ora in poi? Ogni articolo proporrà una possibile soluzione – tratta da quelle che ho conosciuto in prima persona e che hanno funzionato per me. Saranno due o tre, adesso deciderò. Dopodiché il progetto sarà finito. Ma, siccome stiamo parlando di un problema sempre suscettibile di revisioni, messe in discussione, dubbi, ritrattazioni e scoperte, il progetto in un certo senso resterà aperto: qualora dovessi trovare nuove soluzioni o accorgermi che una di quelle proposte non funziona come pensavo, usciranno nuovi articoli. E va be’, ovviamente nel frattempo riprenderanno/continueranno le rubriche normali. Ça va sans dire.


La letteratura e la vita 1, qui.
La letteratura e la vita 2, qui.
La letteratura e la vita 3, qui.
La letteratura e la vita 4, qui.
La letteratura e la vita 5, qui.
La letteratura e la vita 6, qui.