Diario di un viandante

La bellezza è negli occhi di chi legge

Tag: letteratura sudamericana

Julio Cortazar – Rayuela

Parlare di Rayuela non sarà facile, soprattutto qui sul blog dove mi ripropongo di scrivere articoli che siano leggibili in cinque minuti. Il libro è complicato e le cose da dire sono molte. Ma voglio fare ugualmente un tentativo, senza alcuna pretesa di completezza. Cominciamo.

Rayuela è un romanzo di Julio Cortazar (di cui ho già parlato qui), uno dei più grandi scrittori argentini del Novecento. E fin qui, siamo sul facile. Ora, la prima cosa che mi preme dirvi su Rayuela è questa: è stato definito un anti-romanzo. Perché?
Be’, i motivi in realtà sono molti. Ce ne sono due, però, che se non sono i più importanti sono quantomeno i più evidenti: il libro è diviso in tre sezioni, intitolate nell’ordine “Dall’altra parte”, “Da questa parte” e “Da altre parti”. Le prime due sono sezioni narrative, al loro interno si sviluppa la trama; la terza, invece, contiene una teoria del romanzo, frammentata negli appunti e nelle note dello scrittore immaginario Morelli. Una teoria del romanzo, sì, ma di quale romanzo? Di questo stesso.
Ok, ok – sento già i vostri pensieri che mi dicono di fermarmi e di spiegarmi meglio. Dunque, Cortazar immagina il personaggio di uno scrittore immaginario, chiamato Morelli, che sta progettando un romanzo che ha le stesse caratteristiche di Rayuela e include le riflessioni di questo scrittore circa il suo progetto nell’ultima sezione del libro. In questo modo, finisce per pubblicare contemporaneamente un romanzo (che già di per sé è innovativo, sperimentale e controcorrente per molti fattori) e insieme la teoria che sta dietro di esso, decostruendo e svelando gli artifici della sua stessa opera narrativa.
E questo era il primo motivo. Il secondo ha a che fare con quella “Tavola d’Orientamento” che troviamo tra le prime pagine se andiamo in una qualsiasi libreria, prendiamo una copia del libro e la apriamo. Che cos’è? È l’ordine dei capitoli consigliato dall’autore per leggere il libro! Cioè? Cioè Rayuela può essere letto in molti modi diversi, i principali dei quali sono due: leggendo i capitoli nell’ordine in cui sono stampati – e, i questo caso, ci si trova a leggere prima tutta la storia e poi alla fine la sezione di teoria del romanzo; oppure nell’ordine proposto dalla Tavola d’Orientamento, che consiglia ad esempio di iniziare con il capitolo 73 e solo dopo leggere l’1 e il 2, seguiti dal 116 e così via – e allora ci si trova a leggere la storia interrotta dalle riflessioni di Morelli sul romanzo stesso.

Bene, se siete arrivati a leggere fin qui e avete capito tutto, penso di poter dire che la parte più difficile del mio lavoro sia stata fatta. Ovviamente ho dovuto semplificare il discorso per restare nel format che ho scelto, ma va bene così: il resto lo scoprirete quando leggerete il romanzo, com’è giusto che sia!
Ora, che storia ci racconta Rayuela?
Il romanzo ha per protagonista Horacio Oliveira, un intellettuale argentino (che ha molto in comune col suo autore) migrato a Parigi, dove conduce una vita bohemien insieme ad un gruppo di altri intellettuali scapestrati. Horacio pensa molto più di quanto non viva ed è perennemente turbato da qualche riflessione filosofica, che sia esistenziale, metafisica o linguistica (i tre ambiti che più suscitano il suo interesse). È curioso che abbia una relazione con una donna, chiamata la Maga, che è l’esatto opposto di lui: una donna che, semplicemente, vive; e lo fa, come si dice a volte, “di pancia”, senza pensare troppo.
La prima sezione del romanzo, “Dall’altra parte”, si svolge a Parigi. Qui il nostro Horacio è alla ricerca di qualcosa – qualcosa che in realtà non sa nemmeno lui cosa sia – che a volte chiama “Kibbutz” (con un termine mutuato dalla tradizione ebraica), a volte “centro” e altre volte ancora con nomi diversi. Di che cosa si tratta? Be’, di fatto di una qualche verità metafisica su cui fondare la propria vita. Ed è importante? Certo: è la soluzione del problema esistenziale di Horacio, che sente di non poter andare avanti con la propria vita se prima non riesce a trovarla.
Senza farvi troppi spoiler, posso solo dirvi che la ricerca lo allontanerà dalla Maga fino al punto in cui, sì, da un lato troverà la verità che cerca (o quantomeno ci andrà vicino), ma, dall’altro, perderà lei. E questo ci porta alla seconda sezione della storia (“Da questa parte”), in cui Horacio tornerà in Argentina per cercarla. E mi fermo qui.

Che dire? Vi sarete accorti da soli che definirlo un libro “particolare” è dir poco. Rayuela è un capolavoro unico nel suo genere. Vi confesso: sul versante narrativo è debole, la trama è tenue e a tratti poco coinvolgente. I suoi punti di forza sono le riflessioni del protagonista, intelligenti, articolate e – cosa veramente rara – mosse da un punto di vista originale, insieme ad una precisa sensazione esistenziale che pervade tutto il romanzo e che viene trasmessa al lettore, ma che farei davvero fatica a descrivervi. Queste, insieme ovviamente alle riflessioni sul romanzo e sulla sua descostruzione.
In poche parole, se siete alla ricerca di un romanzo dalla trama coinvolgente che vi tenga incollati alle pagine, forse Rayuela non fa per voi. Se invece volete misurarvi con un classico della letteratura, un esperimento post-moderno capace allo stesso tempo di allargare la vostra idea del genere romanzo e di farvi guardare il mondo da un punto di vista nuovo, allora avete trovato il libro giusto.


Se volete leggere Rayuela di Cortazar, potete acquistarlo qui: Rayuela. Il gioco del mondo. Vi ricordo che, se acquistate attraverso questo link, una piccola percentuale della vostra spesa mi viene riconosciuta; state quindi contribuendo ai miei progetti e di questo vi ringrazio.

Julio Cortázar – Bestiario

 

Julio Cortazar,
Bestiario
Einaudi, 2014

Acquistabile qui.


Chi è Julio Cortázar? Mi sono reso conto che in pochi lo conoscono e anche per me sarebbe un perfetto sconosciuto se non mi fossi ritrovato a frequentare un corso su di lui all’università. È uno scrittore argentino del secondo Novecento annoverato nel “Boom” della letteratura latinoamericana degli anni ’50-’60. Un fenomeno di cui hanno fatto parte anche Borghes e Marquez, per intenderci.
Ha scritto qualche romanzo, tra cui Rayuela che è considerato il suo capolavoro, e delle poesie, ma è stato soprattutto un autore di racconti. Bestiario, infatti, è una raccolta di racconti. Una di quelle che meglio incarna la sua poetica.

Il genere non è facile da definire. Cortázar stesso ha detto che i suoi racconti “appartengono al genere chiamato fantastico per mancanza di un termine migliore”. E infatti si tratta di un fantastico diverso da quello della tradizione precedente. Qui l’elemento sovrannaturale che dovrebbe essere il centro del racconto viene rimosso e, al suo posto, l’autore lascia una vuoto.
Rimangono le conseguenze: una serie di eventi inspiegabili secondo la logica della realtà per come siamo abituati ad intenderla. Ma le cause vengono omesse, come se Cortazar non puntasse mai la telecamera direttamente sull’elemento chiave.
L’omissione fa sì che il centro del racconto assuma le caratteristiche dell’assurdo. Un assurdo che si inserisce in un ambientazione perfettamente realistica facendo collassare la struttura logica della realtà attraverso l’inspiegabile.
Ma, ancora prima dell’inspiegabile, è l’inspiegato a farla da padrone: Cortázar ha il controllo di quello che scrive e, come tutti i grandi scrittori, sa costruire la narrazione sia con quello che dice sia con quello che non dice. E il centro del racconto, l’origine del fantastico, non lo spiega. Lo evita.

Prendete Casa Tomada, per esempio. Un fratello e una sorella vivono nella vecchia casa di famiglia, una casa a cui sono legati da un forte legame affettivo e da cui non intendono separarsi. Conducono una vita abitudinaria, scandita dalle stesse azioni ripetute. La casa è divisa in due metà da un corridoio con una porta e, ad un certo punto, il fratello sente dei rumori dall’altra parte. Allora chiude di scatto la porta. A questo punto cosa farebbe una persona normale? Andrebbe a vedere se c’è qualcuno? Chiamerebbe la polizia? Di sicuro non tornerebbe a preparare il mate come se niente fosse. Ma questo è proprio quello che fa lui. E dopo, quando ne porta una tazza alla sorella, si limita a dire che l’altra metà della casa “è stata presa”. E, la sorella, come se fosse la cosa più naturale al mondo, risponde che a questo punto dovranno imparare a vivere solo in quella metà.
Dopo qualche tempo sentono rumori anche nella zona in cui vivono. Che fanno? Escono di corsa chiudendosi il portone alle spalle e rinunciano alla casa per sempre. A quella stessa casa a cui erano così affezionati.
In tutto il racconto, l’elemento fantastico viene omesso. Il narratore e i personaggi non indagano mai chi o che cosa abbia occupato la casa, si limitano a chiamarlo “presenza”. Di nuovo, la “telecamera” del narratore non viene mai puntata su questo elemento. Non ci è dato sapere neanche se si tratta di qualcosa di sovrannaturale o perfettamente ammissibile anche nella nostra realtà. L’irrazionale, l’inspiegabile sta nelle conseguenze che produce – nei fratelli che abbandonano la casa senza cercare di recuperarla o, quantomeno, di capire cosa stia accadendo.
Ma non dovete pensare ai racconti di Cortazar come al regno del non-sense. Dell’assurdo sì, del non-sense mai. L’autore ha un’idea ben precisa: sospetta che esista un altro ordine, più segreto e meno comunicabile, dietro alla realtà e che noi la percepiamo in un certo modo solo perché siamo abituati a concepirla così da oltre due mila anni di storia del pensiero. È un surrealista e la sua intenzione è quella di andare contro alle abitudini – anche e soprattutto alle abitudini che ci vincolano nel ragionare o nel concepire la realtà – per restituire al reale tutte le sue possibilità.

Comunque sia, Cortázar si dimostra un vero maestro del racconto, perfettamente padrone della sua scrittura. Sono affascinato dal modo in cui semina indizi nel testo, lasciando con maestria piccoli dettagli che il lettore dovrà saper cogliere e collegare fra loro. O che magari dovrà cercare a ritroso dopo aver letto il finale, per dare un senso a quello che è successo. Cortázar infatti vuole un lettore attivo, che sia suo complice nella costruzione della storia e del suo significato, che sfogli le pagine avanti e indietro in cerca dei puntini da collegare che lui ha abilmente nascosto fra le righe.

Il post finisce qui, spero che vi sia piaciuto anche se è stato diverso dai soliti sul Diario di lettura. Normalmente scrivo i miei pensieri su un libro che ho letto da poco, ma questa volta ho voluto inserire anche una parte di quello che ho studiato. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate! Intanto vi consiglio di rileggere anche il post che avevo scritto su Haruki Murakami, troverete delle somiglianze.


Se volete acquistare “Bestiario” di Cortazar, potete farlo a questo link: Bestiario. Se l’autore vi ha incuriosito e volete approfondirlo, un ottimo saggio è: Cortázar. Letture complici. Acquistando attraverso questi link, contribuirete al mio progetto e mi aiuterete a realizzare i miei sogni.

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