Ozymandias – Percy Bysshe Shelley

Incontrai un viaggiatore proveniente da un’antica terra
Che disse: “Due gambe di pietra immense e stroncate
Si ergono nel deserto. Vicino ad esse, sulla sabbia
Giace un volto mezzo sprofondato e distrutto, il cui cipiglio
E le labbra raggrinzite e il ghigno di fredda autorità
Rivelano che il suo scultore comprendeva bene quelle passioni,
Che ancora sopravvivono, stampate su queste pietre senza vita,
Alla mano che le imitò e al cuore che le alimentò.
E sul piedistallo appaiono queste parole:
“Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re:
Guardate le mie opere, voi potenti, e disperate!”
Nient’altro rimane. Intorno alle rovine
Di quel rudere colossale, sterminate e spoglie
Le sabbie solitarie e piatte si estendono a perdita d’occhio.”

Ufficialmente questo esperimento che ho intitolato “La letteratura e la vita” è iniziato la settimana scorsa, ma il primo  articolo serviva solo a presentare il progetto. È con questo che faremo il primo passo del nostro viaggio. Perciò sedetevi qui vicino a me, ordinate qualcosa da bere e diamo inizio alla chiacchierata. Come al solito non preoccupatevi, non vi prenderà più di dieci minuti.

La poesia che avete letto è Ozymandias di Percy Bysshe Shelley, uno dei più importanti poeti romantici inglesi. Dicono che la poesia parli per immagini e infatti noi, al suo interno, troviamo alcune tra le immagini più iconiche del romanticismo: un viandante, che ritorna spesso nell’immaginario di chi si immerge in profondità alla ricerca di risposte su se stesso e sulla vita; e le rovine, circondate dalla sabbia, simbolo tangibile dello scorrere del tempo che distrugge ogni cosa.
Ed è proprio di questo che volevo parlarvi: del tempo. Ozymandias era un grande sovrano, un Re dei Re, e verosimilmente deve aver compiuto imprese maestose in vita. Eppure di lui resta solo una statua mezza crollata che sta venendo lentamente erosa dal vento e sommersa dalla sabbia, come è rimasto sommerso dalla sabbia anche il suo immenso impero. Con il tempo ogni cosa viene cancellata: gli uomini muoiono, gli imperi finiscono, le razze si estinguono e prima o poi, per dirlo con le parole di Ungaretti, “Anche il cielo stellato finirà”.
Ma voi sapete chi era Ozymandias? Perché, sì, è realmente esistito. Era il faraone Ramesse II, uno dei più potenti sovrani d’Egitto. Il suo nome non vi dice niente? Neanche a me. Nessuno dispera più guardando le sue opere. È anche questo che ci ricorda Shelley, che di ogni cosa, per quanto grande possa essere stata, si perderà anche il ricordo.
L’istinto di sopravvivenza nell’uomo è così forte da spingerci a desiderare la gloria perché, in fin dei conti, è la cosa più vicina all’immortalità a cui possiamo ambire. Ma l’uomo non può vivere in eterno e neanche la sua memoria. È destinata a perdersi, come si è persa quella di Ozymandias. Perfino l’arte e la letteratura che ci sono sempre sembrate eterne in realtà non lo sono: i quadri sbiadiscono, le statue crollano e i libri vengono perduti.

Va bene dai, per oggi fermiamoci qui che inizio a sentirmi il profeta dell’apocalisse. Vi è sembrato breve? Non vi preoccupate, il ragionamento riprenderà esattamente da dove lo abbiamo lasciato la settimana prossima.
Intanto colgo l’occasione per una comunicazione: da oggi è disponibile sul sito la possibilità di “seguire” il blog. Cosa vuol dire? Vuol dire che potete entrare a far parte della cerchia dei lettori fissi di diariodiunviandante.it. Il vantaggio per voi è che sarete aggiornati automaticamente via e-mail ogni volta che uscirà un nuovo articolo, quello per me è che potrò facilmente tenere il conto di quanti dei miei follower sono a tutti gli effetti attivi sul blog. Non male, no? Tra l’altro in questo modo posso aggiornare anche i lettori che non mi seguono sui social! Come potete fare per seguirmi? È semplice: andate nella pagina “Contatti”, inserite il vostro indirizzo e-mail nell’apposito spazio e cliccate il pulsante segui. A questo punto vi sarà inviata un’e-mail di conferma: dovrete aprirla, cliccare su “Conferma Segui” e il gioco è fatto.
Per sdrammatizzare vi saluto con una curiosità: Ozymandias è un personaggio molto citato in letteratura. Fra i lavori in cui compare ce ne sono due che mi mandano in estasi ogni volta che li leggo: Fight Club di Chuck Palahaniuk e Watchmen di Alan Moore. Se non li avete mai letti, andate a recuperarli.

P.S. La traduzione del testo l’ho fatta io, che non sono un traduttore. Se volete confrontarla con l’originale o con un’altra traduzione italiana, vi basta andare su Wikipedia.


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