Diario di un viandante

La bellezza è negli occhi di chi legge

Tag: poeta

Giuseppe Ungaretti – Il porto sepolto

Oggi voglio parlarvi di uno dei miei poeti preferiti: Giuseppe Ungaretti. E non solo perché è uno dei miei preferiti, che, di per sé, sarebbe già un motivo sufficiente per scriverne; ma anche perché penso sia allo stesso tempo un autore perfetto da cui iniziare per chi vuole avvicinarsi al genere della poesia e una lettura imprescindibile per chi, questo genere, lo legge già abitualmente.
In particolare parlerò del primo Ungaretti, quello de Il porto sepolto e le successive edizioni Allegria di naufragi e L’allegria. Perché? Perché a mio parere – e non solo – è in questa stagione della sua esperienza poetica che manifesta a pieno il suo potenziale innovativo e scrive versi di maggiore valore letterario e umano.

Ma che tipo di poeta è l’Ungaretti che scrive queste poesie? È innanzitutto un poeta sincero, che sente il bisogno di esprimere e di mettere su carta precise emozioni e precise esperienze nell’urgenza del momento in cui le vive. E già questo basta a definirlo perché, sul piano del contenuto, non lascia spazio alla finzione, alla costruzione di un sé diverso da quello autentico, ma, al contrario, racconta la sua esperienza di uomo, fuori e dentro la guerra, nella sua forma più nuda, concentrandosi sull’essenziale e facendo un uso quasi autobiografico della poesia; e, sul piano della forma, taglia fuori qualsiasi artificio, qualsiasi abbellimento estetico non necessario, tutto ciò che di superfluo poteva essersi accumulato in secoli di tradizione poetica.
La sua parola non ha valore come significante, per il suono che ha, ma solo come significato, un significato intimo che trae il suo valore direttamente dalla vita del poeta. Ed è ripulita da tutti gli accessori – ogni parola di troppo, che poteva essere rimossa, è stata rimossa, con il risultato che, quelle che restano, assumono un valore più intenso, come se si fosse addensato al loro interno tutto il significato. Nemmeno per rima e metrica resta spazio.

Parliamo di testi? Parliamo di testi! Ce ne sono tantissimi all’interno di questa raccolta che mi hanno fatto innamorare. Da quelle più famose e, se vogliamo, scolastiche, come “Il porto sepolto”, che parla della scrittura poetica come di un’immersione in un porto sommerso interno al poeta, “I fiumi”, una sintesi della sua esperienza umana e personale, o “Allegria di naufragi” che da il titolo alla seconda edizione della raccolta. Ma, di quelle conosciute sui banchi del liceo, la mia preferita è “Veglia” perché incarna più concretamente di qualunque altra l’urgenza di esprimere un momento importante di vita e lo racconta, disegnandolo nitido davanti agli occhi del lettore. Quando la leggerete, provate ad immedesimarvi – ad immaginare di essere al posto di Ungaretti, in guerra, e trascorrere una notte intera vicino al corpo senza vita – massacrato – di un commilitone; si capisce perché non si sia mai sentito “tanto / attaccato alla vita”.
Ma non si tratta solo di testi scolastici, certo. Ce ne sono molti altri, da quelli più legati alla di vita del poeta fino a quelli che condensano in pochi versi riflessioni generali, anch’esse sentite e urgenti. Addirittura un paio sono esistenziali, mi riferisco a “Destino” e “Dannazione”.
Ma non sono qui per analizzare ogni singolo testo. È meglio se sarete voi a leggerli. Io volevo solo parlare, in generale, di un poeta che amo, per incuriosirvi e invogliarvi a conoscerlo. I suoi punti di forza? La sincerità nella sua forma più umana, una sensibilità di fondo che pervade ogni poesia, la semplicità che gli permette di comunicare in maniera diretta anche con chi è meno familiare al genere e l’intensità di cui si carica ogni parola che scrive. Leggetelo!


Se volete leggere le poesie della raccolta “Il porto sepolto” di Giuseppe Ungaretti, potete acquistarle a questo link: Il porto sepolto. Oppure, potete acquistare la raccolta completa di tutte le sue poesie, “Vita di un uomo”, qui: Vita d’un uomo. Vi ricordo che, se acquisterete tramite questi link, starete sostenendo i miei progetti e, perciò, ve ne sarò grato.

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5 poeti che vorrei approfondire quest’anno

La sessione invernale è finita e diariodiunviandante.it torna operativo! Iniziamo questa nuova stagione con un post diverso da quelli a cui vi avevo abituati. Diverso sia nel formato, perché per la prima volta si tratta di un elenco, sia nel contenuto, dal momento che non vi parlerò di libri che ho letto ma di libri che vorrei leggere. Consideratelo una sorta di raccolta di “buoni propositi per l’anno nuovo” a tema letterario!

Prima di cominciare, una breve comunicazione: d’ora in avanti, in ogni articolo (anche in quelli della scorsa stagione), troverete dei link attraverso i quali potrete acquistare i libri di cui parlo su Amazon. Vi rubo un minuto per spiegarvi come funziona: se voi acquistate attraverso il mio link, i prodotti per voi hanno lo stesso prezzo ma a me viene riconosciuta una piccola percentuale della cifra che spendete, perciò farlo è un ottimo modo per supportare i miei progetti. Inoltre, questo si verifica per qualsiasi prodotto acquistato attraverso un mio link, anche se non è quello a cui io vi rimando. Infine, se non siete sicuri di acquistare subito, potete aggiungerlo al carrello: se entro 89 giorni confermate l’ordine, a me viene comunque riconosciuto l’importo. Se deciderete di farlo, quindi, starete sostenendo il mio progetto e mi permetterete di dedicare sempre più tempo al blog, perciò ve ne sarò grato.

Ora, cominciamo:

1. Allen Ginsberg.

Il primo poeta che vorrei approfondire nel 2018 è il portavoce in versi della Beat Generation. Di lui ho già letto “Urlo”, la sua poesia più famosa – forse la poesia più famosa in assoluto fra tutte quelle scritte dai Beatnik. Una sorta di manifesto in versi della loro generazione tanto quanto “On the road” di Kerouac lo è in prosa.
Il primo verso ormai è iconico: “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte da pazzia, affamate, isteriche, nude”. Da lì in avanti, la poesia è un vortice di immagini che trascina il lettore fra le strade più squallide di New York a conoscere con i suoi occhi la sete spirituale e gli eccessi dei giovani membri del gruppo.
E ho letto anche “Kaddish”, edito da ilSaggiatore in un unico volume con “Urlo”. Si tratta di un poema molto diverso dal precedente, più intimo, che Ginsberg ha scritto per la morte della madre.
Ora vorrei approfondire la conoscenza dell’autore, leggendo innanzitutto “Jukebox all’idrogeno”. E dopo, chissà, magari qualcun’altra delle raccolte che ilSaggiatore sta continuando a pubblicare.

Urlo e Kaddish: Urlo & kaddish
Jukebox all’idrogeno: Jukebox all’idrogeno
Altri lavori: Allen Ginsberg

2. Eugenio Montale.

Ma come, non hai ancora letto Montale? In effetti, no. Quando l’ho conosciuto al liceo, è rimasto subito oscurato da Ungaretti, che è tutt’ora uno dei miei poeti preferiti in assoluto, e negli anni successivi è rimasto lì, come lacuna che non ero particolarmente interessato a colmare.
E poi, cos’è cambiato? In realtà, non molto. Continuando a non conoscerlo e sentendone parlare spesso molto bene, mi sono incuriosito. E quest’anno mi sembra l’anno giusto per rimediare!
Penso che comprerò la raccolta completa delle sue poesie, in modo da “tagliare la testa al toro”, ma sono interessato principalmente a “Ossi di seppia” e “Satura”.

Ossi di seppia: Ossi di seppia
Tutte le poesie: Tutte le poesie

3. Robert Frost.

Come sa chi mi segue su Instagram, qualche mese fa un’amica mi ha regalato una raccolta delle poesie di Frost – una delle poche che mi risulta siano state pubblicate in Italia. Ma avevo già diverse letture in programma, così ho lasciato il libro nello scaffale più di quanto si meritasse. Adesso è giunto il momento di leggerlo, anche perché ci sono alcune sue poesie – le poche che ho letto o che conosco per altri motivi – che mi piacciono davvero tanto! A titolo d’esempio, oltre alla più famosa “La strada non presa”, anche “Riluttanza” è una poesia che lascia il segno.
Ora, per Frost le cose si complicano. Come accennavo, in italiano non si trova molto. La raccolta che ho io non è più in circolazione, perciò non posso consigliarvela. Mi risulta però ci sia un e-book su Amazon, perciò vi lascio il link a questo (precisando che non l’ho letto e che, quindi, non posso esprimermi sulla qualità della traduzione). Per quanto riguarda me, credo proprio che dopo il libro che ho già tenterò con l’e-book oppure proverò a leggerlo direttamente in inglese.

Poesie in e-book: Le Poesie di Robert Frost nella Traduzione Italiana

4. Miklós Radnóti

Ok, qui immagino che molti di voi abbiano pensato: “Chi?”. Niente paura, mi avessero fatto il suo nome un mese fa lo avrei pensato anch’io. Anzi, probabilmente lo penserei anche adesso visto che non sono ancora riuscito a memorizzarlo. Quindi partiamo da una domanda più facile: come l’ho conosciuto?
All’incirca due settimane fa sono stato alla prima teatrale di “Ogni storia è una storia d’amore” ad Asti. E fra le sei storie che D’Avenia ha scelto di raccontare quella sera, c’è stata proprio quella di Miklós Radnóti e di sua moglie Fanni Gyarmati. Resta poco da dire: mi ha colpito. E mi hanno colpito anche le (mi sembra) due sue poesie che sono state lette durante lo spettacolo. Riuscivano a creare immagini veramente nitide ed evocative. Perciò non voglio lasciare che la curiosità si raffreddi e intendo leggere: Mi capirebbero le scimmie. Poesie (1928-1944). Testo ungherese a fronte.

5.

Bene, ora emergono i problemi. Avevo intenzione di scegliere cinque poeti perché mi piaceva il numero, ma non so quale includere nell’elenco come quinto – ce ne sono troppi! Perciò condivido con voi i nomi che mi restano: innanzitutto Anna Achmatova; ho avuto la fortuna di leggere qualche sua citazione su internet e ne sono rimasto piacevolmente incuriosito. Poi Emily Dickinson, perché da amante della letteratura americana è una lacuna che non posso permettermi. T.S. Eliot, che mi incuriosisce da diverso tempo. E, dulcis in fundo, Wislawa Szymborska, che ormai hanno letto praticamente tutti!

Spero che vi siate segnati qualche nome, perché mi piacerebbe portare un po’ più di poesia negli scaffali dove la narrativa regna sempre incontrastata! Di seguito, vi lascio i link ai libri di cui ho parlato. Intanto, gli articoli torneranno ad uscire con cadenza settimanale.


Urlo e Kaddish: Urlo & kaddish
Jukebox all’idrogeno: Jukebox all’idrogeno
Altri lavori: Allen Ginsberg
Ossi di seppia: Ossi di seppia
Tutte le poesie: Tutte le poesie
Poesie in e-book: Le Poesie di Robert Frost nella Traduzione Italiana
Mi capirebbero le scimmie: Mi capirebbero le scimmie. Poesie (1928-1944). Testo ungherese a fronte
Poema senza eroe: Poema senza eroe
Tutte le poesie di Emily Dickinson: Poesie
La terra desolata: La terra desolata. Testo inglese a fronte
La gioia di scrivere: La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009). Testo polacco a fronte

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La letteratura e la vita 8: Carver e la stella polare

Dal momento che di recente ho scritto un articolo sulle poesie di Carver, mi sono detto: “Perché no? Chiudiamo il progetto con Carver”. Originariamente avevo intenzione di farlo con Berserk, ma ho cambiato idea.
Verso la fine di Orientarsi con le stelle c’è un testo in prosa. S’intitola “La stella polare” ed è il racconto autobiografico di un episodio della vita del poeta. “Sarà stato nel ’56 o nel ’57”, Carver aveva tra i diciotto e i diciannove anni e lavorava come fattorino per un farmacista di Yakima. Un giorno si è ritrovato a dover fare una consegna ad un signore molto anziano, che lo ha invitato ad entrare in casa mentre cercava il libretto degli assegni. In salotto c’erano un sacco di libri e il giovane Ray non aveva mai visto una biblioteca personale in vita sua! Tra i volumi sparsi su un tavolino, c’era anche una rivista con su scritto “Poetry”.
Ai quei tempi il nostro amico scriveva già – o almeno ci provava – ma non aveva molta coscienza del mondo letterario intorno a sé. Non sapeva, ad esempio, a chi mandare una poesia per farla pubblicare ne come funzionasse l’editoria. Scriveva e basta, “ossessionato dall’idea di dover «scrivere qualcosa»”.
Quella rivista gli ha fatto capire che non era il solo a sentire quel bisogno. E gli ha anche indicato la strada per condividere con gli altri il suo lavoro. L’anziano signore si accorse della sua curiosità e glie la regalò, ignaro della catena di eventi a cui stava dando inizio. “Ti interessa la poesia? Perché non prendi anche la rivista? Magari un giorno scriverai qualcosa anche tu. Se è così, dovrai pur sapere dove mandarla”.
Da allora, la scrittura è stato il fil rouge della vita di Carver. La sua “passione”, potremmo dire.

Il brano s’intitola “La stella polare”. Perché? La stella polare non è una stella qualsiasi. È una stella che, dalla terra, si vede sempre nella stessa posizione – non si sposta mai. Per questo è stata usata anche dai marinai come punto di riferimento per secoli. Serve per orientarsi: se si punta verso di lei, si sta andando a Nord.
Per Carver, la poesia è stata una stella polare. Diciamocelo, la vita è un mare così vasto che può facilmente lasciare smarriti. Le possibilità sono tante e le scelte difficili. Ancora di più nell’età contemporanea, postmoderna, in cui tutte le grandi “narrazioni”, gli ideali e i valori che potevano costituire un punto fermo per l’uomo sono venuti meno. Per questo, abbiamo tutti bisogno di una stella polare, che brilli fissa anche nella notte, verso cui indirizzare la nostra rotta e che ci permetta di orientarci. È questo che ci serve per dare un senso alla vita.
Ma che cos’è una stella polare? Per Carver è stata la poesia. Generalizzando, una passione a cui dedicarsi. E per noi può essere lo stesso. Non importa quale passione – può essere la danza, la cucina o la scienza – quello che conta è che sia ciò verso cui punta la nostra bussola interiore.
Può anche essere un sogno, un obiettivo da realizzare. Non è poi così diverso: le passioni sono come strade che non sappiamo dove ci porteranno ma che vogliamo comunque percorrere; i sogni sono come destinazioni, che non sappiamo come raggiungere ma che vogliamo comunque raggiungere. Ma ogni meta implica una strada e ogni strada implica una meta, per cui, a livello pratico, non fa molta differenza: entrambe le soluzioni danno uno scopo alla nostra vita e ci forniscono un antidoto per quel senso di smarrimento che a volte ci schiaccia. Soddisfano la testa e soddisfano il cuore.
E voi, cosa ne pensate? Siete d’accordo?

“Allora non ero che un ragazzotto ingenuo, ma niente può spiegare o negare quel momento: il momento in cui la cosa di cui avevo maggior bisogno nella vita – chiamatela una stella polare, un punto di riferimento – mi si presento davanti per caso e con generosità. Nessun’altra cosa sia pure vagamente simile a quell’attimo mi è più accaduta da allora.”

Raymond Carver, La stella polare.


Se volete acquistare la raccolta di poesie di Raymond Carver che contiene anche “La stella polare”, potete farlo a questo link: Orientarsi con le stelle. Tutte le poesie. Se lo farete, contribuirete al mio progetto e mi aiuterete a realizzare i miei sogni.

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